Policoltura: fagiolini come coltura principale

Il mio approccio alla policoltura degli orti a cumulo, in questa nuova stagione agricola, è un po’ meno caotico e un po’ più ragionato. Nell’ultimo sistema impiantato sto mantenendo un basso numero di specie, con una coltura principale. In questo cumulo ho seminato fagiolini di 2 varietà (Slenderette e Purple queen) e come colture secondarie zucchine (ne sono spuntate 6 o 7 piante, ma ne selezionerò solo 2), meloni (non pervenuti) e nasturzi (pochi sopravvissuti). Una settimana fa ho trapiantato qualche peperoncino Acrata, mentre giusto ieri ho trapiantato una trentina di insalate nei punti più bassi, umidi e meno assolati. Il verbasco, ormai alto quasi 180 cm e fiorito, attira sirfidi e cantaridi.

Verbascum orto

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1 anno di Hugelkutur (orto a cumulo)

Il primo orto a cumulo che ho installato ha ormai 1 anno. Ha prodotto circa 25 kg di ortaggi nonostante al momento non sia ancora in piena produzione a causa delle condizioni climatiche. In un anno il sistema ha ospitato, a rotazione o contemporaneamente, piante di 25 specie diverse appartenenti a 8 famiglie tassonomiche differenti: Brassicaceae, Apiacee, Fabaceae, Solanaceae, Cucurbitaceae, Asteraceae, Amaryllidaceae e Amaranthaceae.

Nella foto: un’immagine al mese da febbraio a luglio. Foto dei primi 6 mesi (da agosto a gennaio): 6 mesi di Hugelkultur.

1 year old Hugelkultur

Policoltura su orto a cumulo

Hugelkultur polycropping

A circa 1 anno dalla costruzione del primo orto a cumulo, il sistema di policoltura è florido senza bisogno di irrigazione o diserbo. Da fine Aprile ad oggi ha prodotto poco più di 5 chili di ortaggi, principalmente fava e insalate (non tenendo conto di colture secondarie come coste e sedano o di colture che hanno reso molto poco come l’aglio o le cipolle). Al momento gran parte delle piante sono in frutto e all’inizio della fase produttiva. Le specie presenti nei 5 metri quadri del sistema sono: Fagiolini 2 generazioni, 100 g di semi (circa 500); Pomodoro tondo 3 + 2 talee; Pomodoro nero 1; Melone retato 2; Cetriolo 1 + 3 di seconda semina; Peperone corno rosso 18; Insalata 30 + (diverse varietà, raccolta continua e trapianti ogni 2 o 3 settimane); Peperoncino fatali 1; Zucchino nano 2 (seconda semina, appena germogliate); Girasole 2; Sedano 4 + 1 in seme; Coste (perennalizzate); Basilico; Menta. Detta diversamente: il cumulo ha in coltura principale piante di 6 famiglie diverse (Leguminose, Solanacee, Cucurbitacee, Ombrellifere, Chenopodiacee, Composite), più qualche aromatica e ospiti vari. A parte trapianti, semine e raccolti, l’unico intervento costante sul sistema è stato quello di aggiungere pacciame mano a mano che trovavo biomassa (sfalcio di prato, potature di siepi, cortecce e residui di legname). Ovviamente alcuni interventi diretti su piante singole sono sempre necessari (incannare, legare e scacchiare pomodori), mentre per altre piante ho una cura particolare (l’unico a ricevere acqua extra è un melone). Nella foto: il sistema visto da diverse direzioni.

Policoltura: errori di design

Polycropping failure

Il sistema era progettato per avere come coltura estiva principale dei pomodori determinati (romanelli) consociati con fagiolini (ne parlo qui). Gli errori principali sono stati: distanziare troppo poco i pomodori (senza sostegno e potatura sono piante di oltre un metro di diametro); piantare i fagiolini fittamente direttamente sotto i pomodori. Anche il mio essere restio a qualunque trattamento (nello specifico: verderame) ha giocato la sua parte. Con un sistema di coltivazione così fitto l’acqua delle guazze mattutine resta a lungo sotto le foglie creando l’habitat ideale per la peronospora del pomodoro. Entro 3 o 4 giorni dal primo sintomo tutte le piante del sistema erano state colpite; per salvare gli altri pomodori dell’orto ho eliminato tutte le piante del sistema: 16 pomodori in piena fioritura e fruttificazione persi. Nella foto: fagiolini in fiore (temporaneamente in monocoltura) con ai lati i residui delle piante di pomodoro.

Immagine

Policoltura: uso strategico delle colture

Intercropping cucurbitaceae chicoriae

Poiché di recente installazione, nel secondo orto a cumulo ho optato per un uso strategico delle colture, ovvero ho scelto parte delle piante in base all’effetto che queste hanno a lungo termine sul suolo e più in generale sul sistema. Gli obiettivi principali sono la costruzione della fertilità e il miglioramento della struttura del terreno. Per la costruzione della fertilità, in prima semina a fine marzo ho scelto di seminare piselli, che come tutte le leguminose, fissano l’azoto nel suolo. Con i piselli già cresciuti, a maggio, ho iniziato i trapianti di cucurbitacee (coltura principale): 5 zucchine nane, 2 cetrioli, 2 meloni; visto che sono piante a ciclo breve (a parte i meloni) ho fatto in modo da lasciare abbastanza spazio per una seconda semina a fine giugno – inizio luglio ed assicurarmi così una produzione continua. Ho scelto le cucurbitacee perché sono piante macroterme che apprezzano particolarmente il microclima più caldo creato dalla massa termica del muro (infatti sono in anticipo rispetto agli orti convenzionali). Per quanto riguarda il miglioramento della struttura del suolo ho trapiantato una trentina di catalogne e ho seminato una decina di daikon (minowase o ravanello giapponese): la struttura fittonante delle radici delle cicorie e dei daikon aiuta ad arieggiare e smuovere il terreno, rendendo disponibili ai livelli superiori l’acqua e i nutrienti presenti a profondità non raggiungibili da piante con radici più superficiali. Ho seminato anche un metro quadro circa di mais dolce più per la produzione di biomassa da usare come pacciame che per il raccolto in sé e ho trapiantato alcuni peperoni autoprodotti (1 solo sopravvissuto al momento) per aggiungere un elemento caotico al sistema. Più in là nella stagione seguiranno altre semine e trapianti (succession planting) e l’orto estivo si trasformerà gradualmente in orto autunnale.

Policoltura: Multiple cropping e Succession planting

Per ottimizzare lo spazio coltivato e aumentare i raccolti differenziando le colture si possono adottare diverse strategie: con il multiple cropping (o policoltura) si intende la pratica di coltivare diverse specie nello stesso spazio; con il succession planting, invece, i tempi di crescita e maturazione caratteristici delle diverse specie sono sfruttati per avere rotazioni rapide nella stessa stagione. Diverse combinazioni di queste tecniche possono produrre raccolti diversificati e continui in spazi ridotti. Due esempi:

Intercropping Peppers Lettuce

Nel lato più assolato dell’orto a cumulo ho trapiantato i peperoni (coltura principale) con in mezzo la canasta: oltre a non lasciare nessuno spazio vuoto, l’insalata contribuisce a mantenere terra l’umidità della quale beneficeranno i peperoni durante l’estate senza irrigazione. Sulla sinistra c’è della menta acquatica che ho lasciato crescere (nonostante sia invasiva), mentre sulla destra ho piantato un girasole per tenere lontano gli afidi dai peperoni dirottandoli su una fonte di cibo alternativa (trap crop).

Intercropping TomatoBushBeans

Al centro dell’aiuola dei pomodori (romanelli determinati) ho piantato tre file di fagiolini (slenderette nani): questi, come tutte le leguminose, sono azoto-fissatori e dunque aiuteranno la fase vegetativa dei pomodori. Entro agosto questa generazione di fagiolini sarà ormai moribonda e potrà essere sostituita dai cavoli, una coltura autunnale a foglia piuttosto esigente che beneficerà dell’azoto residuo dei fagiolini. A fine estate i pomodori ormai grandi dovrebbero proteggere i giovani cavoli dall’attacco delle cavolaie fungendo da schermo fisico e olfattivo.