La forma naturale degli alberi

Fukuoka riteneva che fosse fondamentale conoscere il comportamento di crescita naturale delle piante da frutto. Quando un albero viene potato e poi abbandonato non ha più una forma naturale: il suo pattern di crescita sarà caotico e controproducente per l’albero stesso. Un albero potato una volta dovrà essere potato per sempre perché ha “scordato” quale è la sua forma naturale. Un albero mai potato segue il suo pattern di crescita naturale.

Nella foto: un albero di Susine Dalmassine (Prunus Domestistica ssp. Insititia) nato da seme e mai potato. La sua forma naturale gli ha permesso di superare perfettamemte indenne la nevicata da 1 metro e mezzo di neve di Gennaio.

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Semina con palline Fukuoka

Alcuni metri quadri di ortomontano ospitano una popolazione erbacea di graminacee estremamente aggressiva. Ieri ho deciso di attuare una strategia di sostituzione anziché una di eradicazione. Per sostituire le monocotiledoni infestanti con una popolazione vegetale più varia e utile al giardino ho fatto una semina con palline Fukuoka. Ho impastato dell’argilla scura umida con due manciate di humus (preso da posti diversi in giardino per aumentare la varietà di microvita). All’impasto ho aggiunto un misto di semi di 24 varietà erbacee diverse: Veccia, lupinella, trifoglio incarnato, trifoglio alessandrino, meliloto officinalis, medicago lupulina, erba medica, trifoglio resupinatum, rafano, facelia, trifoglio hibridum, grano saraceno, serradella, coriandolo, calendula, cumino, carota selvatica, finocchio annuale, pastinaca, cicoria selvatica, fiordaliso, malva, aneto, borragine. Parte delle piante del mix sono azoto-fissatrici, altre mellifere. Tutte contribuiscono ad arricchire la biodiversità. Ho fatto una settantina di palline Fukuoka che ho distribuito su circa 10 mq di prato non lavorato e pesantemente infestato dalle graminacee. L’obiettivo non è la scomparsa totale delle graminacee, ma il raggiungimento di un’equilibrio della popolazione vegetale in cui siano presenti solo in percentuali molto basse.

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Popolazione vegetale con netta prevalenza di graminacee perenni e invasive.

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Palline Fukuoka di argilla scura, humus e semi di 24 specie erbacee.

Orti a cumulo: pacciamatura autunnale

Oggi ho pacciamato abbondantemente due orti a cumulo usando le foglie ammucchiate dal vento negli angoli del giardino. La maggior parte sono foglie di nocciolo, ma anche di acero e di fico. Ho accumulato uno strato di foglie di 5-10 cm sia sul cumulo – asparagiaia (Foto 1), sia su quello seminato ad aglio una decina di giorni fa (Foto 2). La pacciamatura autunnale di foglie ha diverse funzioni: controllo delle infestanti, rallentamento dell’evaporazione, aggiunta di nutrienti e microvita, produzione di suolo, mitigazione degli sbalzi termici.

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Malus Domestica: impianto 2016

Oggi ho piantumato due meli (Malus domestica), cultivar Mela Rosa dei Monti Sibillini e Golden B. Quella delle Mele Rosa è una popolazione endemica delle Marche conosciuta e apprezzata da più di 2000 anni. La Golden B, invece, è una mutazione spontanea di una Golden Delicious di provenienza olandese. Ho scelto la mela rosa perché ortomontano è sui Monti Sibillini e la Golden B perché è un buon impollinatore per la mela rosa (stesso periodo di fioritura). Nella foto: il melo rosa impiantato oggi con pacciame permanente.

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Semi nocivi

Oggi volevo piantare fave per fissare azoto nel cumulo degli asparagi. Non avevo fave da seme salvate da me e non sono riuscito a trovarne di salvate da altri. Ho comprato dei semi commerciali, quelli che piantano tutti da queste parti. Quando stamattina ho aperto la confezione e ho visto i semi rosa, trattati con thiram (tetramethylthiuram disulfide), ho avuto un moto di repulsione. Non ho voluto avvelenare l’orto. Ho piantato piselli biologici non conciati.

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Semi di Vicia faba conciati con pesticida

Orto a cumulo n°3: impianto

I giorni scorsi, in circa 6 ore di lavoro manuale, ho impiantato un nuovo orto a cumulo di 2,2 x 1 m. Ho riempito lo scasso profondo circa 30 cm con biomassa proveniente dal giardino: il vecchio melo e le potature di prugno forniscono buona parte del materiale più legnoso (carbonio) al sistema, mentre le potature di fico, acero e prunus insieme a ramaglie di cespugli e rampicanti vari forniscono la componente più “verde” (azoto). Questa volta ho aggiunto anche circa 5 kg di stallatico pellettato biologico per un po’ di NPK extra e mezzo secchio di compost semi-maturo (per fornire varietà nella popolazione batterica del sistema). Una volta ricoperto di terra ho seminato tutto il cumulo di fagiolini (leguminose, dunque azotofissatori) e ho pacciamato abbondantemente con sfalcio di prato. La pianta in primo piano è un verbasco (Verbascum thapsus) spontaneo.

OrtoCumuloTutorial

1 anno di Hugelkutur (orto a cumulo)

Il primo orto a cumulo che ho installato ha ormai 1 anno. Ha prodotto circa 25 kg di ortaggi nonostante al momento non sia ancora in piena produzione a causa delle condizioni climatiche. In un anno il sistema ha ospitato, a rotazione o contemporaneamente, piante di 25 specie diverse appartenenti a 8 famiglie tassonomiche differenti: Brassicaceae, Apiacee, Fabaceae, Solanaceae, Cucurbitaceae, Asteraceae, Amaryllidaceae e Amaranthaceae.

Nella foto: un’immagine al mese da febbraio a luglio. Foto dei primi 6 mesi (da agosto a gennaio): 6 mesi di Hugelkultur.

1 year old Hugelkultur

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Orto verticale: anteprima

Orto a muro: anteprima

L’idea è quella di costruire un sistema solare passivo utilizzando la massa termica (thermal mass) del muro (ovvero la capacità di una massa di assorbire e rilasciare calore gradualmente) per ottenere un orto caldo. Dato che il muro è esposto a sud-sud-est ed è il punto più assolato del giardino, la riserva di calore accumulata dovrebbe creare un microclima sensibilmente più caldo. Lo scavo sarà di 1×5 metri circa, ma conto di aumentare la superficie coltivabile dando all’orto rialzato la forma di una scarpata più o meno ripida. Tutta la biomassa (tronchi, fascine, potature) sarà interrata e diventerà il serbatoio di acqua e nutrimenti per l’orto (come qui e qui), mentre le foglie raccolte in autunno forniranno lo strato di pacciamatura necessario a proteggere il terreno e a conservare l’acqua nel sistema.

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Hugelkultur o Orto senza acqua

Hugelkultur o Orto senza acqua

Dopo due mesi e mezzo la mezzaluna è piuttosto lussureggiante: il sistema è riuscito a resistere anche alla siccità di Agosto con una sola annaffiatura (dopo due settimane di sole senza neanche una nuvola). Quando i tronchi e le fascine interrate avranno creato uno strato abbastanza spugnoso da trattenere una grande quantità di acqua, in teoria, non sarà più necessario annaffiare. Secondo Holzer* si ottengono risultati molto migliori (ovvero depositi di acqua più capienti e duraturi) interrando tronchi e fascine piuttosto che utilizzando cippato o paglia come viene spesso consigliato per installare gli “orti senza acqua”.

*Sepp Holzer’s Permaculture: a practical guide to small-scale, integrative farming and gardening

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Hugelkultur: foto time-lapse del primo mese

Hugelkultur: foto time-lapse del primo mese

Dopo aver preparato il letto rialzato, la “mezzaluna fertile”, abbiamo iniziato immediatamente i trapianti e le semine. In tempi diversi abbiamo trapiantato cavoli banchi, cavoli rossi, cavolfiori, sedano, insalata e erba cipollina. Abbiamo seminato carote, biete, cime di rapa, ravanelli, ravanelli minowase, sedano, zucchine e radicchio. Il compost che abbiamo interrato nella mezzaluna e sul quale coltiviamo ha contribuito con qualche pianta di melone e cocomero (destinati a morire vista la stagione, ma buoni fake-targets per le lumache). Questo è il foto time-lapse del primo mese di vegetazione del sistema: non tutti i semi sono nati e molti altri arriveranno nelle prossime settimane.