Semina con palline Fukuoka

Alcuni metri quadri di ortomontano ospitano una popolazione erbacea di graminacee estremamente aggressiva. Ieri ho deciso di attuare una strategia di sostituzione anziché una di eradicazione. Per sostituire le monocotiledoni infestanti con una popolazione vegetale più varia e utile al giardino ho fatto una semina con palline Fukuoka. Ho impastato dell’argilla scura umida con due manciate di humus (preso da posti diversi in giardino per aumentare la varietà di microvita). All’impasto ho aggiunto un misto di semi di 24 varietà erbacee diverse: Veccia, lupinella, trifoglio incarnato, trifoglio alessandrino, meliloto officinalis, medicago lupulina, erba medica, trifoglio resupinatum, rafano, facelia, trifoglio hibridum, grano saraceno, serradella, coriandolo, calendula, cumino, carota selvatica, finocchio annuale, pastinaca, cicoria selvatica, fiordaliso, malva, aneto, borragine. Parte delle piante del mix sono azoto-fissatrici, altre mellifere. Tutte contribuiscono ad arricchire la biodiversità. Ho fatto una settantina di palline Fukuoka che ho distribuito su circa 10 mq di prato non lavorato e pesantemente infestato dalle graminacee. L’obiettivo non è la scomparsa totale delle graminacee, ma il raggiungimento di un’equilibrio della popolazione vegetale in cui siano presenti solo in percentuali molto basse.

graminacee-invasive

Popolazione vegetale con netta prevalenza di graminacee perenni e invasive.

palline-fukuoka

Palline Fukuoka di argilla scura, humus e semi di 24 specie erbacee.

Orti a cumulo: pacciamatura autunnale

Oggi ho pacciamato abbondantemente due orti a cumulo usando le foglie ammucchiate dal vento negli angoli del giardino. La maggior parte sono foglie di nocciolo, ma anche di acero e di fico. Ho accumulato uno strato di foglie di 5-10 cm sia sul cumulo – asparagiaia (Foto 1), sia su quello seminato ad aglio una decina di giorni fa (Foto 2). La pacciamatura autunnale di foglie ha diverse funzioni: controllo delle infestanti, rallentamento dell’evaporazione, aggiunta di nutrienti e microvita, produzione di suolo, mitigazione degli sbalzi termici.

asparagiaia-hugelkultur-pacciame

pacciame-hugelkultur

Malus Domestica: impianto 2016

Oggi ho piantumato due meli (Malus domestica), cultivar Mela Rosa dei Monti Sibillini e Golden B. Quella delle Mele Rosa è una popolazione endemica delle Marche conosciuta e apprezzata da più di 2000 anni. La Golden B, invece, è una mutazione spontanea di una Golden Delicious di provenienza olandese. Ho scelto la mela rosa perché ortomontano è sui Monti Sibillini e la Golden B perché è un buon impollinatore per la mela rosa (stesso periodo di fioritura). Nella foto: il melo rosa impiantato oggi con pacciame permanente.

mela-rosa-impianto-autunnale

Orto a cumulo n°3: impianto

I giorni scorsi, in circa 6 ore di lavoro manuale, ho impiantato un nuovo orto a cumulo di 2,2 x 1 m. Ho riempito lo scasso profondo circa 30 cm con biomassa proveniente dal giardino: il vecchio melo e le potature di prugno forniscono buona parte del materiale più legnoso (carbonio) al sistema, mentre le potature di fico, acero e prunus insieme a ramaglie di cespugli e rampicanti vari forniscono la componente più “verde” (azoto). Questa volta ho aggiunto anche circa 5 kg di stallatico pellettato biologico per un po’ di NPK extra e mezzo secchio di compost semi-maturo (per fornire varietà nella popolazione batterica del sistema). Una volta ricoperto di terra ho seminato tutto il cumulo di fagiolini (leguminose, dunque azotofissatori) e ho pacciamato abbondantemente con sfalcio di prato. La pianta in primo piano è un verbasco (Verbascum thapsus) spontaneo.

OrtoCumuloTutorial

1 anno di Hugelkutur (orto a cumulo)

Il primo orto a cumulo che ho installato ha ormai 1 anno. Ha prodotto circa 25 kg di ortaggi nonostante al momento non sia ancora in piena produzione a causa delle condizioni climatiche. In un anno il sistema ha ospitato, a rotazione o contemporaneamente, piante di 25 specie diverse appartenenti a 8 famiglie tassonomiche differenti: Brassicaceae, Apiacee, Fabaceae, Solanaceae, Cucurbitaceae, Asteraceae, Amaryllidaceae e Amaranthaceae.

Nella foto: un’immagine al mese da febbraio a luglio. Foto dei primi 6 mesi (da agosto a gennaio): 6 mesi di Hugelkultur.

1 year old Hugelkultur

Immagine

Orto verticale: semine e trapianti

Orto verticale: semine e trapianti

Subito dopo l’impianto del secondo orto a cumulo (hugelkultur) ho seminato piselli nani in tre strisce parallele lungo tutto l’orto; la percentuale di germinazione è stata piuttosto bassa, ma chi è nato cresce bene. Nell’ultima settimana ho iniziato le semine (mais e biete) e i trapianti di zucchine e peperoni autoprodotti. Seguiranno trapianti di peperoni, peperoncini, cetrioli, pomodori, meloni quando le piante nel semenzaio saranno abbastanza sviluppate. Oltre ad adottare un approccio biointensivo (non lascio nessuno spazio scoperto), faccio in modo da avere almeno quattro famiglie diverse di piante per ogni sistema con un occhio alle consociazioni.

Orto verticale: costruzione e considerazioni

Vertical Hugelkultur

Ho costruito un nuovo orto rialzato (hugelkultur) utilizzando potature e legna di melo, prugno, nocciolo, fico, salice e acero, ma anche ramaglie, foglie, cortecce e gusci di nocciole: tutta la biomassa prodotta dal giardino e accumulata nell’inverno. Questa volta l’area è di 5×1 m, ma dato che è un orto verticale (o una scarpata) la superficie coltivabile è di circa 6.5 mq.

Il procedimento è più o meno lo stesso che ho seguito qui: ho fatto uno scavo profondo 30 cm estraendo la terra a zolle, ho accumulato tronchi, rami e potature e poi ho ricoperto tutto con le zolle di terra rivoltate e pacciamato abbondantemente. Ho deciso di dare una forma di scarpata ripida al sistema perché Holzer sostiene che che i risultati migliori si ottengano con orti rialzati con pendenze di 60 o 70 gradi (Sepp Holzer’s Permaculture: a practical guide to small-scale, integrative farming and gardening), ma anche grazie alle informazioni e ispirazioni tratte da qui.

 L’orto verticale è un hugelkutur, ovvero un orto rialzato, per cui una volta costruito il sistema non si utilizzerà più la vanga o la zappa (no-till farming). La biomassa, decomponendosi, crea calore e rilascia nutrienti che resteranno nel terreno. A lungo termine la legna e le fascine interrate creano un sistema spugnoso che trattiene l’acqua quando piove e la rilascia gradualmente mantenendo il terreno sempre umido. Quando il sistema sarà stabilizzato non sarà (quasi) mai necessario irrigare e fertilizzare. Il muro funge da accumulatore di calore e crea un’area più calda e quindi una stagione di coltura più lunga, cosa molto desiderabile soprattutto in montagna. Il cumulo di foglie che ho utilizzato per pacciamare era ricchissimo di lombrichi (soprattutto appena nati ma alcuni lunghi fino a 20 cm) che ora popolano il sistema e lavorano la terra.

Il sistema è appena installato e non è stabile: la biomassa non trattiene abbastanza acqua perché ancora non è matura e spugnosa. Inoltre il muro caldo farà evaporare l’acqua più in fretta e finché il sistema non sarà stabile e ben carico di acqua bisognerà affidarsi alle piogge di primavera o bagnare più spesso. A parte i primi 5 cm di humus, la terra è argillosa, compatta e senza materia organica: anche in questo caso è un problema di tempo prima che diventi soffice, ma nel frattempo è poco ospitale per le piante meno forti. Non ho aggiunto quasi niente stallatico, per cui dovrò costruire la fertilità del suolo con piante azoto-fissatrici, con la pacciamatura e aggiungendo materia organica (compost, sfalcio di prato, concime) quando disponibile. Nel tempo i nutrienti della biomassa interrata saranno disponibili e la fertilità del sistema si dovrebbe stabilire. Ho interrato anche legna di salice ritorto nonostante il rischio che i rami germoglino. Il rischio è quello di avere un bosco di salici di 5 mq.

Immagine

Orto verticale: anteprima

Orto a muro: anteprima

L’idea è quella di costruire un sistema solare passivo utilizzando la massa termica (thermal mass) del muro (ovvero la capacità di una massa di assorbire e rilasciare calore gradualmente) per ottenere un orto caldo. Dato che il muro è esposto a sud-sud-est ed è il punto più assolato del giardino, la riserva di calore accumulata dovrebbe creare un microclima sensibilmente più caldo. Lo scavo sarà di 1×5 metri circa, ma conto di aumentare la superficie coltivabile dando all’orto rialzato la forma di una scarpata più o meno ripida. Tutta la biomassa (tronchi, fascine, potature) sarà interrata e diventerà il serbatoio di acqua e nutrimenti per l’orto (come qui e qui), mentre le foglie raccolte in autunno forniranno lo strato di pacciamatura necessario a proteggere il terreno e a conservare l’acqua nel sistema.

Immagine

6 mesi di hugelkultur

6 mesi di hugelkultur

In questi 6 mesi l’orto rialzato ci ha dato 15 kg di verdure, soprattutto brassicacee. Al momento (ultima foto) ospita un cavolfiore superstite, biete, sedano, cipolle, aglio e fave. A detta di molti permacultori il principale (se non unico) difetto di questi sistemi di coltura è la scarsa produttività del primo anno. Mantenendo un’alta diversità colturale e seminando a ciclo continuo, comunque, si fa in modo che il sistema sia sempre produttivo anche il primo anno.

Immagine

Hugelkultur: foto time-lapse del primo mese

Hugelkultur: foto time-lapse del primo mese

Dopo aver preparato il letto rialzato, la “mezzaluna fertile”, abbiamo iniziato immediatamente i trapianti e le semine. In tempi diversi abbiamo trapiantato cavoli banchi, cavoli rossi, cavolfiori, sedano, insalata e erba cipollina. Abbiamo seminato carote, biete, cime di rapa, ravanelli, ravanelli minowase, sedano, zucchine e radicchio. Il compost che abbiamo interrato nella mezzaluna e sul quale coltiviamo ha contribuito con qualche pianta di melone e cocomero (destinati a morire vista la stagione, ma buoni fake-targets per le lumache). Questo è il foto time-lapse del primo mese di vegetazione del sistema: non tutti i semi sono nati e molti altri arriveranno nelle prossime settimane.