Orto a cumulo n°3: impianto

I giorni scorsi, in circa 6 ore di lavoro manuale, ho impiantato un nuovo orto a cumulo di 2,2 x 1 m. Ho riempito lo scasso profondo circa 30 cm con biomassa proveniente dal giardino: il vecchio melo e le potature di prugno forniscono buona parte del materiale più legnoso (carbonio) al sistema, mentre le potature di fico, acero e prunus insieme a ramaglie di cespugli e rampicanti vari forniscono la componente più “verde” (azoto). Questa volta ho aggiunto anche circa 5 kg di stallatico pellettato biologico per un po’ di NPK extra e mezzo secchio di compost semi-maturo (per fornire varietà nella popolazione batterica del sistema). Una volta ricoperto di terra ho seminato tutto il cumulo di fagiolini (leguminose, dunque azotofissatori) e ho pacciamato abbondantemente con sfalcio di prato. La pianta in primo piano è un verbasco (Verbascum thapsus) spontaneo.

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Policoltura su orto a cumulo

Hugelkultur polycropping

A circa 1 anno dalla costruzione del primo orto a cumulo, il sistema di policoltura è florido senza bisogno di irrigazione o diserbo. Da fine Aprile ad oggi ha prodotto poco più di 5 chili di ortaggi, principalmente fava e insalate (non tenendo conto di colture secondarie come coste e sedano o di colture che hanno reso molto poco come l’aglio o le cipolle). Al momento gran parte delle piante sono in frutto e all’inizio della fase produttiva. Le specie presenti nei 5 metri quadri del sistema sono: Fagiolini 2 generazioni, 100 g di semi (circa 500); Pomodoro tondo 3 + 2 talee; Pomodoro nero 1; Melone retato 2; Cetriolo 1 + 3 di seconda semina; Peperone corno rosso 18; Insalata 30 + (diverse varietà, raccolta continua e trapianti ogni 2 o 3 settimane); Peperoncino fatali 1; Zucchino nano 2 (seconda semina, appena germogliate); Girasole 2; Sedano 4 + 1 in seme; Coste (perennalizzate); Basilico; Menta. Detta diversamente: il cumulo ha in coltura principale piante di 6 famiglie diverse (Leguminose, Solanacee, Cucurbitacee, Ombrellifere, Chenopodiacee, Composite), più qualche aromatica e ospiti vari. A parte trapianti, semine e raccolti, l’unico intervento costante sul sistema è stato quello di aggiungere pacciame mano a mano che trovavo biomassa (sfalcio di prato, potature di siepi, cortecce e residui di legname). Ovviamente alcuni interventi diretti su piante singole sono sempre necessari (incannare, legare e scacchiare pomodori), mentre per altre piante ho una cura particolare (l’unico a ricevere acqua extra è un melone). Nella foto: il sistema visto da diverse direzioni.

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Orto verticale: semine e trapianti

Orto verticale: semine e trapianti

Subito dopo l’impianto del secondo orto a cumulo (hugelkultur) ho seminato piselli nani in tre strisce parallele lungo tutto l’orto; la percentuale di germinazione è stata piuttosto bassa, ma chi è nato cresce bene. Nell’ultima settimana ho iniziato le semine (mais e biete) e i trapianti di zucchine e peperoni autoprodotti. Seguiranno trapianti di peperoni, peperoncini, cetrioli, pomodori, meloni quando le piante nel semenzaio saranno abbastanza sviluppate. Oltre ad adottare un approccio biointensivo (non lascio nessuno spazio scoperto), faccio in modo da avere almeno quattro famiglie diverse di piante per ogni sistema con un occhio alle consociazioni.

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Hugelkultur o Orto senza acqua

Hugelkultur o Orto senza acqua

Dopo due mesi e mezzo la mezzaluna è piuttosto lussureggiante: il sistema è riuscito a resistere anche alla siccità di Agosto con una sola annaffiatura (dopo due settimane di sole senza neanche una nuvola). Quando i tronchi e le fascine interrate avranno creato uno strato abbastanza spugnoso da trattenere una grande quantità di acqua, in teoria, non sarà più necessario annaffiare. Secondo Holzer* si ottengono risultati molto migliori (ovvero depositi di acqua più capienti e duraturi) interrando tronchi e fascine piuttosto che utilizzando cippato o paglia come viene spesso consigliato per installare gli “orti senza acqua”.

*Sepp Holzer’s Permaculture: a practical guide to small-scale, integrative farming and gardening