Semina con palline Fukuoka

Alcuni metri quadri di ortomontano ospitano una popolazione erbacea di graminacee estremamente aggressiva. Ieri ho deciso di attuare una strategia di sostituzione anziché una di eradicazione. Per sostituire le monocotiledoni infestanti con una popolazione vegetale più varia e utile al giardino ho fatto una semina con palline Fukuoka. Ho impastato dell’argilla scura umida con due manciate di humus (preso da posti diversi in giardino per aumentare la varietà di microvita). All’impasto ho aggiunto un misto di semi di 24 varietà erbacee diverse: Veccia, lupinella, trifoglio incarnato, trifoglio alessandrino, meliloto officinalis, medicago lupulina, erba medica, trifoglio resupinatum, rafano, facelia, trifoglio hibridum, grano saraceno, serradella, coriandolo, calendula, cumino, carota selvatica, finocchio annuale, pastinaca, cicoria selvatica, fiordaliso, malva, aneto, borragine. Parte delle piante del mix sono azoto-fissatrici, altre mellifere. Tutte contribuiscono ad arricchire la biodiversità. Ho fatto una settantina di palline Fukuoka che ho distribuito su circa 10 mq di prato non lavorato e pesantemente infestato dalle graminacee. L’obiettivo non è la scomparsa totale delle graminacee, ma il raggiungimento di un’equilibrio della popolazione vegetale in cui siano presenti solo in percentuali molto basse.

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Popolazione vegetale con netta prevalenza di graminacee perenni e invasive.

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Palline Fukuoka di argilla scura, humus e semi di 24 specie erbacee.

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Malus Domestica: impianto 2016

Oggi ho piantumato due meli (Malus domestica), cultivar Mela Rosa dei Monti Sibillini e Golden B. Quella delle Mele Rosa è una popolazione endemica delle Marche conosciuta e apprezzata da più di 2000 anni. La Golden B, invece, è una mutazione spontanea di una Golden Delicious di provenienza olandese. Ho scelto la mela rosa perché ortomontano è sui Monti Sibillini e la Golden B perché è un buon impollinatore per la mela rosa (stesso periodo di fioritura). Nella foto: il melo rosa impiantato oggi con pacciame permanente.

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Susine Dalmassine: frutti e raccolta

Susine Dalmassine raccolto

Le Susine Dalmassine (Prunus domestica subsp. insititia) sono una varietà di susine di colore variabile fra il bluastro e il rosso violaceo, molto piccole (20-25 mm di diametro), sode, molto più dolci di altre susine e con un aroma caratteristico. Le Dalmassine di ortomontano solitamente si raccolgono nella II° decade di Luglio. Quest’anno, a causa delle temperature molto alte e della siccità, la maturazione è stata in ritardo di almeno una settimana: ho raccolto tutti i giorni della III° decade di Luglio e ne avrò ancora per qualche giorno.

Uno dei pregi delle Dalmassine è la modalità di raccolta: quando la susina è perfettamente matura cade dall’albero alla minima sollecitazione (naturale o umana) e la raccolta si fa in terra con reti o a mano senza bisogno di scale; fra l’altro questo permette di avere alberi molto più alti (anche 8 metri) ed elimina la necessità di potature di contenimento.

Il principale difetto di queste susine è la loro scarsa serbevolezza, infatti i frutti da consumo fresco cominciano a perdere le loro qualità (soprattutto la consistenza) già a 24 ore dalla raccolta: il miglior consumo fresco che se ne possa fare è l’immediato dall’-albero-alla-bocca. In cambio la scarsa acquosità, l’alto contenuto zuccherino e la polpa spicca (non aderente al nocciolo) rendono la Dalmassina un frutto ideale per la trasformazione in confettura e per l’essiccamento.

Nella foto: il raccolto di stamattina, circa 8 Kg di susine mature.

Susine Dalmassine: origine e denominazioni

Susine Dalmassine

Le Susine Dalmassine sono una cultivar (varietà) di una sottospecie del susino europeo. Le susine di questa sottospecie sono comunemente chiamate “damascene”, “damaschine” o “siriache” e sono scientificamente denominate Prunus domestica subsp. Insititia. La vulgata vuole che queste susine siano state portate dai Romani in tutta Europa dalla Siria (da cui il nome “Damascene”, di Damasco), anche se esistono evidenze archeologiche che ne testimoniano il consumo umano in Europa già nel Neolitico. Le cultivar di Prunus Insititia sono presenti in molti Paesi europei ed alcune sono anche varietà locali riconosciute dall’Arca del gusto della Fondazione Slow Food, come la Prugna Kuchelzwetschke di Weinviertel in Austria o la Susina dello Shropshire in Inghilterra.

In Italia, e nello specifico nel Piemonte sud-occidentale, queste susine sono una specie autoctona diffusa da secoli e sono conosciute con una varietà di nomi dialettali: brigne, dalmassin, darmasin, gramassin, ramassin etc etc. La cultivar italiana riconosciuta dall’Arca del Gusto è il Ramassin della Valle Bronda. Gli alberi di Dalmassine di ortomontano, trapiantati da pollone o nati da seme nei Sibillini, discendono proprio dal ceppo di Prunus Insititia endemico del Piemonte, precisamente da germoplasma proveniente dalla Val Pesio.

Nella foto: le Susine Dalmassine di ortomontano stamattina, quasi del tutto mature.

Asimina Triloba

Asimina Triloba

Un vecchio melo improduttivo ha lasciato il posto a due alberelli di Asimina Triloba (o pawpaw) di varietà diverse: una “Sunflower” (varietà selezionata in foresta nel 1970 da Milo Gibson a Chanute, Kansas, US) e una Prima 1216 (varietà selezionata da Domenico Montanari a Faenza partendo da semi di Sunflower). Ho scelto di piantare i pawpaw per diversi motivi:

  1. Biodiversificazione: i pawpaw sono della famiglia delle Annonaceae e sono state piantate al posto di una Rosacea (il melo) in un ambiente dove le Rosaceae (prevalentemente Prunus Insititia) sono sovra-rappresentate.
  2. Caratteristiche botaniche: l’Asimina è una pianta nativa di climi con inverni freddi (Stati Uniti e sud del Canada) e richiede geli invernali per una buona produzione. Questa caratteristica la rende perfettamente compatibile con la mia zona climatica.
  3. Produzione: i pawpaw hanno un periodo di maturazione che dura circa un mese fra settembre ed ottobre. Il raccolto scalare, incubo della produzione industriale, è invece ideale per la produzione di frutta per autoconsumo.

Se la piantumazione è andata a buon fine fra 3 o 4 anni assaggeremo i primi frutti.