Svernare peperoncini: Acrata (Capsicum annuum) II

È la terza primavera di vita del peperoncino Acrata che abbiamo selezionato per produttività e resistenza al freddo. Dopo aver passato egregiamente l’invernata mite del 2016 è riuscito a superare anche l’inverno del 2017 con temperature ben sotto lo zero. Dopo 5 mesi in ambiente chiuso ma non riscaldato e con poca luce, l’Acrata ha ripreso la crescita vegetativa. Lo abbiamo potato e spostato nella sua posizione estiva in terrazza.

Avere una pianta di peperoncini pluriennale ha diversi vantaggi. Il meno evidente (ma forse il più importante) è il fatto che così si garantisce la purezza varietale dei discendenti nati dai primi semi: l’Acrata sarà l’unico Capsicum Annuum in fiore per mesi e il rischio di ibridazione con altre varietà è inesistente.

Acrata anno 3 2017

Malus Domestica: impianto 2016

Oggi ho piantumato due meli (Malus domestica), cultivar Mela Rosa dei Monti Sibillini e Golden B. Quella delle Mele Rosa è una popolazione endemica delle Marche conosciuta e apprezzata da più di 2000 anni. La Golden B, invece, è una mutazione spontanea di una Golden Delicious di provenienza olandese. Ho scelto la mela rosa perché ortomontano è sui Monti Sibillini e la Golden B perché è un buon impollinatore per la mela rosa (stesso periodo di fioritura). Nella foto: il melo rosa impiantato oggi con pacciame permanente.

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Semi nocivi

Oggi volevo piantare fave per fissare azoto nel cumulo degli asparagi. Non avevo fave da seme salvate da me e non sono riuscito a trovarne di salvate da altri. Ho comprato dei semi commerciali, quelli che piantano tutti da queste parti. Quando stamattina ho aperto la confezione e ho visto i semi rosa, trattati con thiram (tetramethylthiuram disulfide), ho avuto un moto di repulsione. Non ho voluto avvelenare l’orto. Ho piantato piselli biologici non conciati.

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Semi di Vicia faba conciati con pesticida

Ceci verdi freschi: serendipità

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Quest’anno ho seminato ceci (Cicer arietinum) in tempi diversi da Marzo fino alla II° decade di Maggio. I ceci seminati a fine Marzo e ad Aprile erano pronti per la raccolta già in Agosto, quelli seminati a Maggio invece non avrebbero avuto più tempo di seccare sulla pianta e sono stati raccolti freschi oggi. La semina tardiva è stata un insuccesso (volevo ottenere ceci secchi da granella), ma anche una scoperta culinaria: i ceci verdi freschi sono buoni sia crudi come le fave, sia cotti in padella come i piselli freschi. Una semina azzardata mi ha fatto scoprire un prodotto introvabile sul mercato in un periodo improbabile per i legumi freschi come fave o piselli.

Svernare Peperoncini: Acrata (Capsicum Annuum)

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Anche quest’anno ho seminato peperoncini di 2 varietà usando semi salvati dal raccolto di anno scorso: la terza generazione di Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens) e di Acrata (Capsicum annuum) autoprodotti da seme. I risultati sono stati abbastanza deludenti rispetto alla produzione di anno scorso: le piante, per quanto sane, verdi e robuste hanno prodotto pochi peperoncini e molto in ritardo. Forse raccoglieremo degli Acrata, mentre difficilmente i Naga (che vogliono temperature alte e stabili) giungeranno a maturazione completa.

Fortunatamente sono riuscito a far svernare in casa una pianta selezionata fra gli Acrata di anno scorso: un peperoncino alto 1 metro e mezzo, con fusto legnoso ed estremamente produttivo. Una pianta di più di un anno è sia più precoce che più produttiva di una pianta di pochi mesi: un alberello di Acrata passato indenne attraverso l’inverno 2016 ci ha dato da Luglio ad oggi circa 150 peperoncini e continua a produrne. L’Acrata (ovvero “l’Anarchico”) deve il suo nome ai colori nero e poi rosso dei peperoncini che maturano. Nella foto sopra: l’Acrata seminato nella primavera del 2015 come è oggi. Nella foto sotto: ottanta peperoncini maturi raccolti stamattina.

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Coltivare pomodori senza verderame

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Dall’ultima decade di Agosto una trentina di piante di 6 varietà diverse produce più di 10 Kg di pomodori a settimana. Nonostante il fallimento della coltura 2014 ho persistito nel voler produrre pomodori senza usare verderame (fungicida rameico consentito in agricoltura “biologica”). Quest’anno ci sono riuscito grazie ad una serie di fattori:

Tecnica colturale – Telo pacciamante, distanze di impianto larghe e sub-irrigazione con acqua piovana hanno creato un microclima secco fra le file di piante (ma umido a livello delle radici).

Semina diretta – Gran parte dei pomodori sono stati seminati direttamente in terra e non hanno mai subito trapianti. Le piante hanno potuto sviluppare radici profonde (fittonanti) che hanno permesso la crescita di piante più vigorose e con una migliore resistenza a malattie, parassiti e siccità.

Clima – Durante le prime settimane di vita dei pomodori (Aprile-Maggio) le temperature non sono mai scese sotto i 10° e ci sono state poche piogge. Il clima inadatto alla Peronospora e ad altre malattie crittogamiche hanno reso inutile una copertura fungicida.

P.s. Quasi ogni pianta presenta segni localizzati di diverse “patologie” e “parassiti”, ma la salute generale della popolazione è ottima.

Nelle foto: un raccolto della scorsa settimana e quello di oggi.

Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens)

Naga Landrace

Quest’anno ho seminato un paio di varietà di peperoncini partendo dai semi che ho prodotto e selezionato anno scorso: Acrata (o Goat’s weed, Capsicum anuum) e Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens). L’estate caldissima, i vasi concimati con stallatico e cenere e acqua a volontà hanno prodotto piante di notevoli dimensioni cariche di frutti. Nella foto: il primo raccolto di Naga della stagione, oggi, è stato piuttosto abbondante (450 grammi solo da 3 piante) e restano da raccogliere almeno due terzi dei frutti. Una delle migliori produzioni di ortomontano quest’anno.

2 anni di Hugelkultur (orto a cumulo)

Da febbraio ai primi di agosto l’orto a cumulo ha prodotto poco meno di 7 Kg di verdure: in gran parte insalate, ma anche qualche zucchina, fagiolini e una trentina di teste di aglio. Al momento (ultima foto della serie), la popolazione vegetale del sistema è formata da peperoncini, fagiolini, qualche cucurbitacea (zucchina e cetrioli), qualche brassicacea (una verza perennalizzata, cavolo riccio inglese e cavolo nero trapiantati da poco), girasoli volontari, più aglio, biete e insalate che ho lasciato andare a seme nel tentativo di farle autoseminare nel sistema.

Il totale prodotto in 2 anni di coltura continua in questi 5 metri quadri ammonta a circa 52 kg di verdure oltre ad aglio, sedano a volontà, qualche peperoncino, etc etc. A giorni invaderò il sistema con l’ultima semina di fagiolini Purple queen e di zucchine. Nella foto: il quarto semestre del sistema, da febbraio ad agosto.

orto cumulo hugelkutur

Cesto in legno di nocciolo

Un paio di volte l’anno bisogna spollonare i noccioli (Corylus avellana) per far concentrare risorse ed energie degli alberi nella produzione delle nocciole. Nei corileti (noccioleti) industriali l’operazione avviene tramite la somministrazione di miscele di agrofarmaci ad azione diserbante e spollonante dalle 2 alle 4 volte l’anno. Io li rimuovo manualmente con le cesoie e li considero una risorsa: le parti verdi e le foglie diventano pacciame per l’orto, mentre il legno può essere usato per costruire cesti e contenitori. I polloni sono molto meno flessibili dei vimini di salice e più difficili da lavorare, ma i cesti fatti con il nocciolo sono molto resistenti. La settimana scorsa ho spollonato tutte le piante del giardino e in qualche ora di lavoro ho intrecciato un cesto in legno di nocciolo.

Cesto in legno di nocciolo