Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens)

Naga Landrace

Quest’anno ho seminato un paio di varietà di peperoncini partendo dai semi che ho prodotto e selezionato anno scorso: Acrata (o Goat’s weed, Capsicum anuum) e Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens). L’estate caldissima, i vasi concimati con stallatico e cenere e acqua a volontà hanno prodotto piante di notevoli dimensioni cariche di frutti. Nella foto: il primo raccolto di Naga della stagione, oggi, è stato piuttosto abbondante (450 grammi solo da 3 piante) e restano da raccogliere almeno due terzi dei frutti. Una delle migliori produzioni di ortomontano quest’anno.

Huitlacoche – Ustilago maydis – Carbone del mais

Ustilago maydis è un fungo patogeno del mais che ama temperature alte e siccità. Le spore penetrano nei chicchi immaturi, i quali diventano bianco-bluastri e si gonfiano fino a raggiungere una dimensione di 3 o 4 centimetri. In Messico, luogo di domesticazione del mais, questo fungo è conosciuto come huitlacoche (termine in lingua Nahuatl) ed è considerato una specialità da gourmet. In italiano è conosciuto come “carbone del mais” ed è un parassita del mais dall’aspetto particolarmente orrido. Quest’anno è stato perfetto per il suo sviluppo, tanto che ho appena dovuto tagliare tutte e 30 le piante di mais del giardino perché infette da una prelibatezza messicana che non oso assaggiare. Nella foto: una pannocchia con “tartufi messicani” perfettamente sviluppati.

Huitlacoche

2 anni di Hugelkultur (orto a cumulo)

Da febbraio ai primi di agosto l’orto a cumulo ha prodotto poco meno di 7 Kg di verdure: in gran parte insalate, ma anche qualche zucchina, fagiolini e una trentina di teste di aglio. Al momento (ultima foto della serie), la popolazione vegetale del sistema è formata da peperoncini, fagiolini, qualche cucurbitacea (zucchina e cetrioli), qualche brassicacea (una verza perennalizzata, cavolo riccio inglese e cavolo nero trapiantati da poco), girasoli volontari, più aglio, biete e insalate che ho lasciato andare a seme nel tentativo di farle autoseminare nel sistema.

Il totale prodotto in 2 anni di coltura continua in questi 5 metri quadri ammonta a circa 52 kg di verdure oltre ad aglio, sedano a volontà, qualche peperoncino, etc etc. A giorni invaderò il sistema con l’ultima semina di fagiolini Purple queen e di zucchine. Nella foto: il quarto semestre del sistema, da febbraio ad agosto.

orto cumulo hugelkutur

Susine Dalmassine: frutti e raccolta

Susine Dalmassine raccolto

Le Susine Dalmassine (Prunus domestica subsp. insititia) sono una varietà di susine di colore variabile fra il bluastro e il rosso violaceo, molto piccole (20-25 mm di diametro), sode, molto più dolci di altre susine e con un aroma caratteristico. Le Dalmassine di ortomontano solitamente si raccolgono nella II° decade di Luglio. Quest’anno, a causa delle temperature molto alte e della siccità, la maturazione è stata in ritardo di almeno una settimana: ho raccolto tutti i giorni della III° decade di Luglio e ne avrò ancora per qualche giorno.

Uno dei pregi delle Dalmassine è la modalità di raccolta: quando la susina è perfettamente matura cade dall’albero alla minima sollecitazione (naturale o umana) e la raccolta si fa in terra con reti o a mano senza bisogno di scale; fra l’altro questo permette di avere alberi molto più alti (anche 8 metri) ed elimina la necessità di potature di contenimento.

Il principale difetto di queste susine è la loro scarsa serbevolezza, infatti i frutti da consumo fresco cominciano a perdere le loro qualità (soprattutto la consistenza) già a 24 ore dalla raccolta: il miglior consumo fresco che se ne possa fare è l’immediato dall’-albero-alla-bocca. In cambio la scarsa acquosità, l’alto contenuto zuccherino e la polpa spicca (non aderente al nocciolo) rendono la Dalmassina un frutto ideale per la trasformazione in confettura e per l’essiccamento.

Nella foto: il raccolto di stamattina, circa 8 Kg di susine mature.

Susine Dalmassine: origine e denominazioni

Susine Dalmassine

Le Susine Dalmassine sono una cultivar (varietà) di una sottospecie del susino europeo. Le susine di questa sottospecie sono comunemente chiamate “damascene”, “damaschine” o “siriache” e sono scientificamente denominate Prunus domestica subsp. Insititia. La vulgata vuole che queste susine siano state portate dai Romani in tutta Europa dalla Siria (da cui il nome “Damascene”, di Damasco), anche se esistono evidenze archeologiche che ne testimoniano il consumo umano in Europa già nel Neolitico. Le cultivar di Prunus Insititia sono presenti in molti Paesi europei ed alcune sono anche varietà locali riconosciute dall’Arca del gusto della Fondazione Slow Food, come la Prugna Kuchelzwetschke di Weinviertel in Austria o la Susina dello Shropshire in Inghilterra.

In Italia, e nello specifico nel Piemonte sud-occidentale, queste susine sono una specie autoctona diffusa da secoli e sono conosciute con una varietà di nomi dialettali: brigne, dalmassin, darmasin, gramassin, ramassin etc etc. La cultivar italiana riconosciuta dall’Arca del Gusto è il Ramassin della Valle Bronda. Gli alberi di Dalmassine di ortomontano, trapiantati da pollone o nati da seme nei Sibillini, discendono proprio dal ceppo di Prunus Insititia endemico del Piemonte, precisamente da germoplasma proveniente dalla Val Pesio.

Nella foto: le Susine Dalmassine di ortomontano stamattina, quasi del tutto mature.

Manifesto Genuino Clandestino

Ortomontano si riconosce nei principi del movimento Genuino Clandestino:

IL MANIFESTO

GenuinoClandestinoLogo

Genuino Clandestino nasce nel 2010 come una campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li ha resi fuorilegge. Per questo rivendica fin dalle sue origini la libera trasformazione dei cibi contadini, restituendo un diritto espropriato dal sistema neoliberista.
Ora questa campagna si è trasformata in una rete dalle maglie mobili di comunità in divenire che, oltre alle sue iniziali rivendicazioni, propone alternative concrete al sistema capitalista vigente attraverso diverse azioni:

  • Costruire comunità territoriali che praticano una democrazia assembleare e che definiscono le proprie regole attraverso scelte partecipate e condivise, i sistemi di garanzia partecipata sono lo strumento fondamentale per tessere relazioni fra città e campagna e sperimentare reti economiche alternative;
  • Sostenere e diffondere le agricolture contadine che tutelano la salute della terra, dell’ambiente e degli esseri viventi, a partire dall’esclusione di fertilizzanti, pesticidi di sintesi, diserbanti e organismi geneticamente modificati; che riducono al minimo l’emissione di gas serra, lo spreco d’acqua e la produzione di rifiuti, e che eliminano lo sfruttamento della manodopera;
  • Praticare, all’interno dei circuiti di economia locale, la trasparenza nella realizzazione e nella distribuzione del cibo attraverso l’autocontrollo partecipato, che svincoli i contadini dall’agribusiness e dai sistemi ufficiali di certificazione, e che renda localmente visibili le loro responsabilità ambientali e di costruzione del prezzo;
  • sostenere, attraverso pratiche politiche (come i mercatini di vendita diretta ed i gruppi di acquisto) il principio di autodeterminazione alimentare ovvero il diritto ad un cibo genuino, economicamente accessibile e che provenga dalle terre che ci ospitano;
  • salvaguardare il patrimonio agro alimentare arrestando il processo di estinzione della biodiversità e di appiattimento monoculturale;
  • sostenere percorsi pratici di “accesso alla terra” che rivendichino la terra “bene comune” come diritto a coltivare e produrre cibo; sostenere esperienze di ritorno alla terra come scelta di vita e strumento di azione politica;
  • sostenere e diffondere scelte e pratiche cittadine di resistenza al sistema dominante;
  • costruire un’alleanza fra movimenti urbani, singoli cittadini e movimenti rurali, che sappia riconnettere città e campagna superando le categorie di produttore e consumatore. Un’alleanza finalizzata a riconvertire l’uso degli spazi urbani e rurali sulla base di pratiche quali l’autorganizzazione, la solidarietà, la cooperazione e la cura del territorio;
  • sostenere le comunità locali in lotta contro la distruzione del loro ambiente di vita.

Genuino Clandestino è un movimento con un’identità volutamente indefinita. Al suo interno convivono singoli e comunità in costruzione, è aperto a tutt*, diffida di gerarchie e portavoce e non richiede nessun permesso di soggiorno o diritto di cittadinanza; è fiero di essere Clandestino e porterà avanti le sue lotte e la sua esistenza con o senza il consenso della Legge. Chiunque si riconosca nei principi di questo manifesto potrà divulgare e usare lo stesso per rivendicare le proprie azioni.

Genuino Clandestino è un movimento antirazzista, antifascista e antisessista

Cesto in legno di nocciolo

Un paio di volte l’anno bisogna spollonare i noccioli (Corylus avellana) per far concentrare risorse ed energie degli alberi nella produzione delle nocciole. Nei corileti (noccioleti) industriali l’operazione avviene tramite la somministrazione di miscele di agrofarmaci ad azione diserbante e spollonante dalle 2 alle 4 volte l’anno. Io li rimuovo manualmente con le cesoie e li considero una risorsa: le parti verdi e le foglie diventano pacciame per l’orto, mentre il legno può essere usato per costruire cesti e contenitori. I polloni sono molto meno flessibili dei vimini di salice e più difficili da lavorare, ma i cesti fatti con il nocciolo sono molto resistenti. La settimana scorsa ho spollonato tutte le piante del giardino e in qualche ora di lavoro ho intrecciato un cesto in legno di nocciolo.

Cesto in legno di nocciolo

Aglio da seme vero – un esperimento di landrace gardening

Allium sativum fiori

Nonostante si ritenga comunemente che l’aglio (Allium sativum) si possa riprodurre esclusivamente seminando gli spicchi, questo è vero solo per alcune varietà, mentre per altre esistono almeno tre diversi metodi di moltiplicazione.

Bulbi: Si seminano gli spicchi di aglio. Questo è il metodo canonico, adottato dalla stragrande maggioranza dei coltivatori. In un ciclo di 8-10 mesi di coltura ogni singolo spicchio diventa un bulbo, i cui spicchi verranno riseminati nel nuovo ciclo. Questo tipo di moltiplicazione è asessuata, in quanto propagazione di un clone con un corredo genetico identico a quello della pianta madre. La propagazione di un clone comporta non solo l’uniformità, ma l’assoluta identità genetica all’interno della popolazione vegetale. I vantaggi sono ovvi: facilità di coltivazione e uniformità di produzione, di tempistiche di raccolta e di qualità del prodotto. Gli svantaggi sono altrettanto ovvi: in una popolazione geneticamente omogenea ogni individuo ha lo stesso grado di resistenza ad avversità climatiche e ai patogeni; se una popolazione non ha nessun tipo di difesa contro un determinato patogeno, tutta la popolazione muore. La cultivar di banana Gros Michel è un buon esempio: la banana da export più diffusa in occidente fino agli anni 1950, la cui popolazione sudamericana (di cloni) è stata spazzata via interamente dal Fusarium oxysporum (Panama disease). Per questo motivo in Europa si importa solo la varietà Cavendish (non molto buona ma resistente): perché da 60 anni non esistono più Gros Michel.

Bulbilli: Alcune varietà di aglio, soprattutto rosso, producono scapi fiorali* con un’infiorescenza globulare in cui sono presenti sia i fiori veri e propri, sia dei bulbilli. Questi ultimi si possono seminare per ottenere una popolazione di cloni, esattamente come se si seminassero degli spicchi (vedi sopra).

Semi: I fiori veri sono auto-sterili ma in gran numero, per cui la fecondazione non è improbabile. L’aglio, per sua natura, sembra favorire la riproduzione asessuata (clonale), per cui tenderà a favorire la crescita dei bulbilli nello scapo. Se si vogliono favorire i semi veri, i bulbilli vanno eliminati prima possibile. La moltiplicazione da seme è la riproduzione sessuata dell’aglio ed in quanto tale produce una popolazione di individui geneticamente diversi, con pro e contro diametralmente opposti a quelli riscontrati nelle popolazioni di cloni. La riproduzione dell’aglio da seme vero è diffusa esclusivamente nei laboratori di ricerca a scopo di miglioramento genetico per la produzione di nuove varietà per il mercato (dove per varietà si intendono brevetti e diritti di proprietà su risorse genetiche).

*Tutta la forza della pianta viene investita nella produzione dello scapo fiorale a scapito del bulbo. Per produrre aglio da consumo gli scapi fiorali vanno eliminati immediatamente appena individuati.

Un solo aglio rosso (dei 60-70 spicchi seminati in novembre) ha sviluppato lo scapo fiorale ed è finalmente fiorito (nella foto). Appena sarà possibile distinguere fra fiori e bulbilli eliminerò questi ultimi per favorire la produzione di semi veri. I semi sono pronti per la raccolta a circa due mesi dall’impollinazione e si seminano in primavera. La percentuale di germinazione dei semi è bassissima e per arrivare dal seme al bulbo completamente formato possono passare 18 mesi. Ovviamente il processo colturale è estremamente più lento rispetto alla propagazione dei cloni, ma l’obiettivo non è la produzione dell’aglio, bensì la selezione di una popolazione geneticamente varia (dunque resiliente) e adatta alle specifiche condizioni colturali, ambientali e climatiche del mio orto: in poche parole l’obiettivo è la creazione di una varietà locale o landrace o adaptivar (da adaptive + cultivar) di allium sativum.

Per approfondimenti (eng):

Deppe, Carol, 2000, Breed Your Own Vegetable Varieties: The Gardener’s and Farmer’s Guide to Plant Breeding and Seed Saving, Chelsea Green Publishing, White River Junction, Vermont.

Robinson, Raoul, 1996, Return to Resistance: Breeding Crops to Reduce Pesiticide Dependency. Sharebooks, 3rd ed.

Garlic Analecta – Growing garlic from true seed, di Ted Jordan Meredith

Adaptivar landrace di Joseph Lofthouse

Policoltura: fagiolini come coltura principale

Il mio approccio alla policoltura degli orti a cumulo, in questa nuova stagione agricola, è un po’ meno caotico e un po’ più ragionato. Nell’ultimo sistema impiantato sto mantenendo un basso numero di specie, con una coltura principale. In questo cumulo ho seminato fagiolini di 2 varietà (Slenderette e Purple queen) e come colture secondarie zucchine (ne sono spuntate 6 o 7 piante, ma ne selezionerò solo 2), meloni (non pervenuti) e nasturzi (pochi sopravvissuti). Una settimana fa ho trapiantato qualche peperoncino Acrata, mentre giusto ieri ho trapiantato una trentina di insalate nei punti più bassi, umidi e meno assolati. Il verbasco, ormai alto quasi 180 cm e fiorito, attira sirfidi e cantaridi.

Verbascum orto

Prime semine in un orto a cumulo “Holzer”

I primi semi piantati nell’orto a cumulo costruito un paio di settimane fa sono spuntati. Almeno metà dei fagiolini “Slenderette”* sono stati decapitati da chiocciole e\o limacce entro pochi giorni dalla nascita, mentre l’altra metà prospera grazie alla pioggia e al caldo degli ultimi giorni. Per evitare la perdita di tutte le piantine ho distribuito del fosfato ferrico intorno al cumulo. Un lumachicida, per quanto “biologico” è solo una soluzione temporanea; negli altri orti a cumulo (più maturi, con una popolazione vegetale più varia e senza controllo chimico) la situazione è migliore, nonostante la popolazione di lumache sia la stessa. La scorsa settimana ho completato la pacciamatura con una carriola di cippato di ramaglie e ho seminato nel cumulo cucurbitacee (meloni “Retato degli ortolani”* e zucchine “Bianche di Trieste”*) e nasturzi (Tropaeolum majus**). Ieri ho riseminato fagiolini varietà “Purple queen”* nei posti rimasti scoperti.

* Semi standard a impollinazione aperta, non conciati.

** Semi non conciati, trovati in un mix di semi di fiori.

In primo piano: l'ultimo cumulo che ho costruito, con i primi fagiolini germinati da alcuni giorni. Sullo sfondo: il Verbasco, sempre più imponente e ormai prossimo alla fioritura, e gli orti a cumulo più vecchi.

In primo piano: l’ultimo cumulo che ho costruito, con i primi fagiolini germinati da alcuni giorni. Sullo sfondo: il Verbasco, sempre più imponente e ormai prossimo alla fioritura, e gli orti a cumulo più vecchi.